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Buona sera a tutti! Vi ringrazio per la vostra presenza per questa occasione importante, sia per le monache del monastero di S. Lucia che ci hanno benevolmente accolte a casa loro, sia per la famiglia Agostiniana, sia per gli amici di questo venerabile e storico monastero.

Il motivo del nostro incontro si incentra sulla bella figura di Angela Caterina Borgia: donna stupenda dei quali, i principali tratti biografici adesso sono più accessibili a tutti noi per mezzo della biografia preparata con molta dedicazione, serietà ed entusiasmo da Daniele Bolognini, sicuramente non novizio nell’ambito agiografico. Ringrazio anche il Prof. Claudio Canonici che ci onora con la sua presenza e la sua partecipazione a questo evento.

Il periodo storico in cui visse la nostra Caterina, non si può considerare fra i più floridi in quanto alla santità nell’Ordine. Certo, non mancarono frati illustri e monache di una bontà straordinaria[1], ma, dalla perspettiva della Postulazione, che direttamente si interessa e promuove le cause di canonizzazione, questo periodo è abbastanza mancante di processi avviati, e più ancora, di quelli conclusi. Se prendessimo in considerazione solo le figure di santità dei quali fu avviato un processo, presso a poco contemporanei alla nostra Suor Caterina, troviamo

A questi servi di Dio, fra molteplici elementi, li accomuna il fattore della recente canonizzazione di S. Tommaso da Villanova (1658), aspetto, questo, pare totalmente assente dalla vita di Catarina Borgia.

Leggendo alcune delle testimonianze delle consorelle che hanno condiviso la vita comunitaria con la Borgia, traspare una figura nitida che rientra perfettamente nell’ambiente spirituale in cui ha vissuto.


Nata il 14 luglio 1694 a Velletri (Lazio, Italia) da Clemente Erminio Borgia e Cecilia Carboni, la serva di Dio Angela Caterina Borgia[2] ricevette dalla famiglia i valori spirituali per mettere le fondamenta della vita cristiana su basi ben salde. Caterina ha avuto accesso ad una educazione che le avrebbe aperto le porte a molti testi di natura spirituale e religiosa. A casa ogni giorno si faceva lezione dai libri spirituali, si recitava l’officio della Beata Vergine, il rosario e altre orazioni. Il suo amore per Cristo la spingeva alla comunione frequente e alla orazione mentale. Partì da Velletri per Roma per entrare nel monastero agostiniano di Santa Lucia in Selci, dove vi rimase fino all’età di quarantanove anni, ricevendo l’abito monastico il 24 febbraio 1718. In spirito di totale abiezione di sé stessa, si trovava bene nei lavori più umili, come quella di dispensiera e sacrestana, e qualche volta infermiera e farmacista. Svolse per un tempo il compito di maestra delle novizie. Nell’attenzione che dava alle sorelle della comunità si vedeva che per lei quello che importava era l’identificazione con Cristo, e con Cristo sofferente, esercitando i lavori con attenzione, sollecitudine e massima carità. Nel monastero seguì l’iter unitivo a Cristo crocifisso, cammino spirituale che iniziò da età precoce. Non per questo non ebbe dei momenti di forti tentazioni o oscurità di spirito. Queste li combatteva con l’incremento delle orazioni, in special modo la Via Crucis giornaliera, per devozione alla passione di Cristo. A un sacerdote con cui si confidava, una volta raccontò che durante la preghiera le comparve visibilmente Cristo crocifisso, alla quale disse: sin ora sono stato io crocifisso per te, ora tocca a te stare in croce per me. Detto ciò il Signore le levò misticamente il cuore dal petto, e apertolo in due parti, le pose dentro la stessa croce sulla quale era crocifisso, richiuse il cuore e glielo ricollocò nel petto, dicendo: finché non sarà rimarginata la carne intorno al cuore, non avrai pace[3]. La serva di Dio fondava tutta la sua fiducia sul patrocinio della Vergine Maria. Frutto della sua grande devozione all’Eucaristia, di fronte il quale pregava immobile per lunghe ore, era la grande ammirazione per i sacerdoti, che li chiamava “le pupille di Dio”. Suor Angela Caterina visse nell’insegna di una vocazione alla sponsalità cristologica, consumando la sua vita a servizio di Dio tramite il servizio quotidiano delle sorelle nella comunità, nel vero spirito della Regola agostiniana. Morì il 1° febbraio 1743. Considerata come santa durante la sua vita, e ancor più dopo la morte, questa fama fu consolidata con la fama signorum fatti per sua intercessione[4].

 

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[1] T.L. Bardon, Monastici Augustiniani R.P. Fr. Nicolai Crusenii continuatio atque ad illud additiones sive Bibliotecha manualis augustiniana in qua breviter recensetur Augustinenses utriusque sexus virtute, litteris, dignitate ac meritis insignes ab anno 1700 usque ad 1800, III, Valladolid 1916, 15-69; 519-539.

[2] Sacra Rituum Congregatione, Romana seu Veliterna. Beatificationi et Canonizationi ven. Servae Dei Sor. Angelae Catharinae Borgiae monialis professae in Monasterio S. Luciae in Silice de Urbe Ordinis S. Augustini, Positio super dubio, Roma 1763, per la Tipografia della Reverenda Camera Apostolica; T.L. Bardon, Monastici Augustiniani, 519-522.

[3] Secondo testimonianze del processo, dopo la morte fu aperto il cuore, dentro del quale si son trovate tre nerviture dure e di color biancastro, con le sembianze di chiodi, lunghi quanto un piccolo dito di una mano. Da qui, i testimoni dicono, che le sofferenze che lei provava erano anche di natura sopranaturale.

[4] Venti anni dopo la morte si diede inizio al processo di canonizzazione. Fra il 1744 e 1760 si fece il processo ordinario sulla fama sanctitatis, vitae, virtutum et miraculorum con la publicazione della Positio super dubio: An sit signanda Commissio Introducionis causae in casu et ad effectum nel 1763. Nell’archivio della Postulazione Generale Agostiniana si trovano due volumi manoscritti riguardanti il processo e la summenzionata Positio. Nell’Archivio Segreto Vaticana si trova un’altro manoscritto del processo. I tre manoscritti sarebbero materiale di studi approfonditi sulla figura e la santità della Serva di Dio.

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