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“Da un antico albero genealogico esistente presso la famiglia, si rileva la sua origine spagnola, ma non sapremmo affermarlo. Anche lo stemma soffrì diverse alterazioni (…). Questa illustre famiglia venne ascritta alla nobiltà romana il 18 marzo 1756 e si mantiene tuttora a Velletri”: così scriveva l’Amayden nel suo celebre testo di araldica a proposito della famiglia Borgia di Velletri.[1]

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Borja, nome di una famiglia spagnola di papi e condottieri, della quale si ha notizia storica dalla prima metà del XIII secolo, originaria della città di Valencia (Spagna), ove sono tuttora celebrati in musei, palazzi ducali, chiese e cattedrali, come famiglia di notorietà universale. A lungo la casa regale di Aragona è stata considerata il ceppo comune di tutte le famiglie dallo stesso nome, ma questo avvenne solo nel Cinquecento, grazie a “genealogisti compiacenti”[2]. In effetti, secondo studi più recenti e approfonditi, don Pedro de Atarés, signore di Borja e pretendente al trono di Aragona, che secondo alcuni era fuggito in Italia a seguito delle lotte dinastiche, morì senza lasciare eredi, dunque questa agnazione comune resta indimostrata[3].

Quanto ai Borgia di Velletri, negli archivi è citato, in un contratto d’affitto risalente addirittura al 1181, con l’appellativo di Dominus, il nobile Riccardo Borgia. L’ascendenza comune delle due casate, dallo stesso nome e stemma, resta comunque avvolta nel mistero della storia. Quello che è cambiato nel tempo - e interessa ai fini della presente ricerca -  è il giudizio sulla famiglia di Alonso (Callisto III) e Rodrigo (Alessandro VI). La pessima nomea, non è tanto frutto di un giudizio storico ponderato, dato che tutte le famiglie dell’aristocrazia rinascimentale diedero alla Chiesa papi di grande potere e scarsa vocazione, quanto retaggio dei feuillettons ottocenteschi, i cui effetti sull’immaginario collettivo, al pari delle soap opera dei giorni nostri, non vanno sottovalutati ai fini di una valutazione più equilibrata e meno emotiva.

Una breve, necessaria premessa per dire che ai tempi di suor Angela Caterina, portare quel nome e farlo risalire, anche in mancanza di fonti certe, alla comune ascendenza spagnola del casato papale, non era un peso.  Anzi. Entrare in convento portando, oltre alla dote richiesta a tutte le nobili fanciulle cadette, anche il nome di vescovi, cardinali e persino papi, non era uno svantaggio.

Torniamo dunque ai tempi di questo personaggio, tutto da riscoprire. Dopo tanti anni di studi (e diottrie) dedicati alla riscoperta della figura di Stefano Borgia, dotto cardinale umanista, scrissi una volta che una storia delle donne della famiglia, sarebbe stata l’opera più meritoria, ma anche più improba, per la scarsità di fonti documentarie. Onore, dunque, a chi ha voluto e saputo alzare il velo dell’oblio sull’altra metà del cielo dell’illustre casato.

Per non divagare troppo l’attenzione sarà dedicata solo ad alcuni personaggi più vicini all’epoca in cui visse Angela Caterina, che tra gli avi e i collaterali annoverava i de’ Ponziani o Ponzianelli (“famiglia nobile e santa” cui apparteneva S. Francesca Romana) e i principi Ginnetti (di cui si ricorda il cardinale Marzio, 1586-1671).

Clemente Erminio Borgia, fu un erudito, cui va riconosciuto il merito di aver iniziato, alla fine del Seicento, la raccolta di un primo nucleo di oggetti, soprattutto antichità greche, romane e volsche, provenienti dall’Agro veliterno, che si arricchì progressivamente fino a formare, nel secolo successivo, il celebre Museo Borgia (oggi a Napoli), citato anche da Goethe, che lo visitò durante il suo viaggio in Italia.

Dal matrimonio di Clemente Erminio (1640-1711) con Cecilia Carboni (1663-1739) nacquero dodici figli, tutti avviati ad abbracciare la vita religiosa (escluso il primogenito), tra cui: Alessandro (1682-1764), secondogenito, uditore generale della nunziatura di Colonia nel 1705 e futuro arcivescovo di Fermo dal 1724, noto per le sue opere di erudizione e di omiletica; Fabrizio (1689-1754), settimo figlio, vescovo di Ferentino, autore di opere di carattere ascetico-religioso; decima la nostra Angela Caterina.

Dal matrimonio del primogenito Camillo (1681-1793) con Maddalena Gagliardi (1708-1778), nacquero dieci figli, tra cui Stefano (1731-1804), secondogenito e futuro cardinale, di certo il personaggio più celebre e autorevole nella storia della famiglia. Anche in questa generazione, la decima figlia fu chiamata Angela Caterina (nata nel 1747) e avviata alla vita religiosa, come tutti gli altri fratelli e sorelle, monacata anche lei in Santa Lucia in Selci. Di suor Angela Caterina jr. ho trovato alcuni brevi e scarni riferimenti e lettere, scritte al fratello Stefano e raccolte nell’Epistolario familiare, conservato nella biblioteca civica di Velletri, il cui interesse è legato ai soli affari di famiglia.

Di Stefano, dapprima segretario e poi prefetto della Sacra Congregazione de Propaganda Fide (1799-1804), Andrea Maria Erba, studioso di Storia della Chiesa e vescovo di Velletri, scrisse: “sono rimasto affascinato dalla sua grande personalità di studioso e di manager, di uomo di Chiesa, aperto ai più vasti interessi culturali a raggio mondiale. Borgia mi apparve come uno dei più dotti, capaci e benemeriti prelati del Settecento, soprattutto per il lungo e intenso servizio reso alla chiesa e al papato in posti di alta responsabilità”[4].

Tra luci e ombre di un difficilissimo periodo di transizione, tra il Rinascimento e la rivoluzione francese, vorrei concludere questo breve excursus sulla celebre famiglia, con le parole dello storico Miquel Battlori: “I Borgia: una famiglia dalla vita drammaticamente e intensamente vissuta tra Valencia e Roma, tra la Spagna e l’Italia, tra storia e leggenda, tra vita e morte, tra il chiaro e lo scuro delle passioni e del potere”.

 

[1] T. AMAYDEN, La storia delle famiglie romane, con note e aggiunte del comm. C.A. Bertini, Roma 1887, I, pp. 219-220.

[2] “Borgia”, in Enciclopedia Italiana, VII, pp. 474-475.

[3] M. BATTLORI, Le origini della famiglia Borgia, in I Borgia, Electa 2002, pag. 23.

[4] A.M. ERBA, Stefano Borgia: un cardinale umanista, in R. LANGELLA – R. MAMMUCARI, edd. Stefano Borgia, la famiglia, la storia, Il museo, Velletri 1995, pag. 69.

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