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Sr. Angela Caterina fu incoraggiata e guidata verso la vita religiosa contemplativa dal beato Antonio Baldinucci (Firenze, 1665 – Pofi, 7 novembre 1717), che riuscì anche a superare i contrasti familiari che impedivano alla giovane di entrare in monastero.

Il beato Antonio è stato un gesuita italiano, era figlio di Filippo Baldinucci, Accademico della Crusca. All'età di sedici anni entrò come novizio nella Compagnia di Gesù. A Roma studiò filosofia e teologia e volle seguire l'esempio di san Luigi Gonzaga e san Giovanni Berchmans.

Fu ordinato sacerdote e fu destinato, secondo il suo desiderio, alle missioni ma, non avendo potuto ottenere le missioni delle Indie e dell'America, svolse la sua opera di apostolato nelle missioni italiane. Nel settembre del 1697 fu inviato a Frascati, nella residenza dei missionari e, in questa città e nelle zone ad essa vicine, fece opera di evangelizzazione per circa venti anni. A Frascati sorse per sua opera il Conservatorio delle Maestre Pie[1].

Era di statura inferiore alla media, gracile di salute, si ammalava spesso. Anche solo un maggior impegno nell’insegnamento era sufficiente a metterlo a letto per giorni e giorni.

Suo padre non sembra lesinare nell’educazione cristiana dei suoi cinque figli e neppure si dimostra avaro con il Signore, quando di questi gliene chiede ben tre: uno entra nell'Ordine domenicano, un altro diventa sacerdote secolare, mentre il più piccolo e malaticcio si fa gesuita, sognando di andare missionario in Cina, in Giappone o nelle Indie.

Cercarono di curarlo con il tabacco, che era il massimo che potesse offrire la medicina del tempo, quando ancora lo si utilizzava per le sue virtù medicamentose. Così ristabilito, ma pur sempre inadatto per le missioni, gli chiedono di fare il missionario in patria e di trasformarsi in predicatore itinerante, che non è propriamente un incarico di assoluto riposo, ma di cui non ha più bisogno il gracile gesuita, che ha acquistato uno slancio inaspettato e una vitalità strabiliante, diventando capace di percorrere anche settanta chilometri al giorno.

Comincia a girare i paesi dell’Italia centrale, dotato di un armamentario rustico e inquietante: un teschio sotto il braccio per richiamare a tutti il destino ultimo, la felicità o la dannazione eterna; uno “svegliarono”, cioè una composizione poetica che lui stesso ha composto e un confratello musicato, per richiamare i suoi ascoltatori alla conversione; parole semplici che andavano dirette al cuore e che risvegliavano la fede. Certamente, la sua, è una predicazione figlia del suo tempo, che aveva come contorno pubbliche flagellazioni, penitenze, terrificanti presentazioni della dannazione eterna. Perfino la natura sembra dare forza alla sua predicazione, come quel giorno d’estate in cui, volendo spiegare che il numero delle anime che cadono nell’inferno è pari alle foglie che d’autunno cadono dagli alberi, invita il suo uditorio ad osservare l’albero all’ombra del quale sta predicando. Proprio in quel momento arriva una folata di vento che spoglia quasi completamente l’albero, al punto che le foglie rimaste attaccate ai rami si possono facilmente contare. Alcuni suoi consigli sono tuttavia ancora buoni per oggi:

Questa era l’esortazione che non mancava mai nelle sue prediche, neanche in quella del 7 novembre 1717, pronunciata a Pofi (Frosinone). Furono le ultime parole di Padre Antonio Baldinucci, dopo le quali si accasciò, stroncato da un infarto e consumato dalle fatiche, ad appena cinquantadue anni[2].

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Baldinucci

[2] http://www.santiebeati.it/dettaglio/90402

Categoria: Approfondimenti
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