30. Conservate i vostri abiti in un luogo unico, sotto una o due custodi o quante basteranno a ravviarli per preservarli dalle tarme; e, come siete nutrite da un sola dispensa, così vestitevi da un solo guardaroba. Se possibile, non curatevi di quali indumenti vi vengano dati secondo le esigenze della stagione, se cioè riprendete quello smesso in passato o uno diverso già indossato da un altra; purché non si neghi a nessuna l'occorrente 19. Se invece da ciò sorgono tra voi discussioni e mormorazioni 20, se cioè qualcuna si lamenta di aver ricevuto una veste peggiore della precedente e della sconvenienza per lei di vestire come si vestiva un'altra sua consorella, ricavatene voi stesse una prova di quanto vi manchi del santo abito interiore del cuore, dato che litigate per gli abiti del corpo. Comunque, qualora questa vostra debolezza venga tollerata e vi si consenta di riprendere quello che avevate deposto, lasciate nel guardaroba comune e sotto comuni custodi quello che deponete.

31. Allo stesso modo nessuna mai lavori per se stessa ma tutti i vostri lavori tendano al bene comune e con maggiore impegno e più fervida alacrità che se ciascuna li facesse per sé. Infatti la carità di cui è scritto che non cerca il proprio tornaconto 21, va intesa nel senso che antepone le cose comuni alle proprie, non le proprie alle comuni. Per cui vi accorgerete di aver tanto più progredito nella perfezione quanto più avrete curato il bene comune anteponendolo al vostro. E così su tutte le cose di cui si serve la passeggera necessità, si eleverà l'unica che permane: la carità 22.

32. Ne consegue pure che, se qualcuna porterà alle proprie figlie o ad altre congiunte stabilite in monastero un oggetto, come un capo di vestiario o qualunque altra cosa, non venga ricevuto di nascosto, anche se ritenuto necessario; sia invece messo a disposizione del superiore perché, posto fra le cose comuni, venga distribuito a chi ne avrà bisogno. Perciò se qualcuna avrà tenuto nascosto l'oggetto donatole, sia giudicata colpevole di furto.

33. I vostri indumenti siano lavati secondo le disposizioni della superiora da voi o dalle lavandaie: eviterete così che un eccessivo desiderio di vesti troppo pulite contagi l'anima di macchie interiori.

34. Anche la lozione del corpo, quand'é necessaria per ragioni di malattia, non si deve mai negare, ma si faccia su consiglio del medico e senza critiche; per cui, anche contro la propria volontà, al comando della superiora la malata faccia quanto si deve fare per la salute. Se invece lei lo vuole e può risultarle dannoso, non si accondiscenda al suo desiderio: talvolta ciò che piace è ritenuto utile anche se nuoce.

35. Infine, trattandosi di sofferenze fisiche nascoste, si dovrà credere senza esitazioni alla serva di Dio che manifesta la propria indisposizione. Si consulti però il medico, se non si è certi che per guarirla giova ciò che le piace.

36. Ai bagni o dovunque sarà necessario andare, non si vada in meno di due o tre. E chi ha necessità di portarsi in qualche luogo, dovrà andarvi non con chi vuole ma con chi le sarà indicato dalla superiora.

37. La cura delle ammalate, delle convalescenti e delle altre che anche senza febbre soffrano qualche indisposizione, sia affidata ad una sola, che ritiri personalmente dalla dispensa quel che avrà giudicato necessario a ciascuna.

38. Le custodi della dispensa, del guardaroba e della biblioteca servano con animo sereno le loro sorelle.

39. I libri si chiedano giorno per giorno alle ore stabilite; e non si diano a che li chiederà fuori orario.

40. Ma vesti e calzature, se necessarie a chi le chiede, vengano date senza indugio da chi le ha in custodia.