• Padre Giovanni Nicolucci, conosciuto come Giovanni da San Guglielmo (talvolta anche Giovanni da Batignano) (Montecassiano, 15 luglio 1552 – Batignano, 14 agosto 1621), è stato un religioso e presbitero italiano, appartenente alla congregazione dei Frati Scalzi di Sant'Agostino. È stato proclamato venerabile dalla Chiesa cattolica nel 1770 con decreto di papa Clemente XIV.
  • Nato nell'odierna Montecassiano - allora Marca anconitana, oggi provincia di Macerata - da Francesco Nicolucci e Francesca Piccinotti, quarto di cinque figli, si ritrovò dall'età di tredici anni orfano di entrambi i genitori. Dopo aver venduto tutte le proprietà ereditate per saldare i debiti contratti dal padre, fu preso in casa dalla famiglia del benestante concittadino Bartolomeo Quattrini, grazie al quale poté compiere i suoi studi finché chiese, e ottenne, di poter entrare a far parte dell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino nel convento di San Marco a Montecassiano, dove fu accolto come novizio nel 1568. Nel 1574 fu ordinato diacono e due anni più tardi fu consacrato sacerdote. Celebrò la prima Messa a Montecassiano nella chiesa dedicata a San Marco il 3 maggio 1576, nel giorno dedicato all'Invenzione della Santa Croce. Proprio in occasione della sua prima Messa i biografi riferiscono di un prodigio compiuto per tramite del giovane sacerdote: grazie alle sue preghiere un cugino, gravemente malato da due anni, recuperò la salute.
  • Negli anni successivi, per ordine dei superiori, venne inviato dapprima a Fermo, poi a Venezia, a Rimini e nuovamente a Venezia per compiere gli studi di filosofia e teologia, finché nel 1581 fu assegnato a Padova dove prese il titolo di lettore in teologia e dove, nel 1583, cadde vittima di una controversia che, pur vedendolo innocente, gli costò un anno di carcere e altre umiliazioni che egli sopportò con profonda umiltà. Tornato nelle Marche, si trasferì poi a Sulmona dove rimase per quattro anni come lettore e insegnante di filosofia e teologia nel convento dei Padri Celestini. Successivamente fu nominato maestro dei novizi nel convento di San Felice a Giano, in Umbria, dove cominciarono a conoscersi la sua austera condotta di vita e le rigorose penitenze a cui sottoponeva il suo fisico giorno e notte, oltre all'assidua pratica della preghiera. Ovunque era apprezzato per le sue doti di umiltà, profondità di intelletto e capacità nell'insegnamento. Ma la stima degli altri lo infastidiva, al punto da portarlo a chiedere di cambiare convento. Fu quindi inviato a Perugia (1590), ma nello stesso anno fu eletto priore del convento di Camerino. Due anni dopo fu eletto priore del convento di Montecassiano, città dove fu anche nominato maestro della scuola pubblica, e dove istituì la scuola catechistica domenicale per i fanciulli.
  • La sua vocazione era però quella di vivere in preghiera e penitenza nella solitudine. Pertanto, nel 1594 chiese al suo priore provinciale di ritirarsi in un romitorio di Castelfidardo ma, poiché la sua fama si era estesa a tutta quella zona, gli fu concesso alla fine di ritirarsi in qualche romitorio al di fuori della provincia. Ricevette dal provinciale di Siena il permesso di raggiungere l'eremo di Monteacuto (oggi Montauto, presso Anghiari), detto anche della Madonna della Sassetta, dove dimorò per due anni, finché quel romitorio fu assegnato ad un religioso della provincia agostiniana di Siena, costringendo il Padre Giovanni a cercare un altro luogo di preghiera e solitudine. Giunse quindi in quella che una volta era la grandiosa Abbazia di Malavalle, o Stabulum Rhodis, distante cinque chilometri da Castiglione della Pescaia, oggi nella Maremma grossetana, in un luogo - la Malavalle, appunto - ritenuto pericoloso per la presenza di animali, uomini malvagi e aria malsana delle vicine paludi. Era la fine del 1597. In quel luogo Papa Gregorio IX aveva fatto erigere nel 1227 una chiesa in onore di San Guglielmo eremita, morto nel 1157 e canonizzato nel 1202, che in quella stessa valle visse gli ultimi anni della sua vita. E proprio lì il Padre Giovanni scelse di stabilirsi per soddisfare il suo desiderio di vivere nascosto e sfuggire alle lodi mondane, ad imitazione del santo eremita di cui, in un certo senso, raccoglieva l'eredità.
  • Pertanto, con la licenza del proprio Ordine poté esercitare la vita eremitica gestendola secondo la propria ispirazione. Ad una vita di penitenza alternata ai raccoglimenti contemplativi avrebbe unito un attivo impegno sacerdotale, messo in pratica mediante l'apostolato rivolto alle genti del posto. Chiunque si recava al suo eremo descriveva con ammirazione il suo sorprendente e singolare costume di vita: fu così che cominciarono ad affluire alla Malavalle sempre più persone desiderose di imitarne lo stile, prima da Castiglione e poi anche dagli altri paesi del circondario. Fu proprio su invito del Vicario foraneo di Castiglione della Pescaia, per partecipare ad una liturgia del Giovedì santo del 1598, che il Padre Giovanni si fece conoscere dall'allora Vescovo di Grosseto, Mons. Clemente Politi. Questi fu informato di un episodio che vide protagonista il frate marchigiano il quale, nel corso di una colazione preparata per tutti i sacerdoti convenuti per la celebrazione, rimproverò i presenti per non aver fatto neanche un segno della Croce prima di mangiare.
  • Mons. Politi volle quindi conoscere meglio questo sacerdote eremita, del quale venne a sapere fatti sorprendenti, ormai noti a chi frequentava l'eremo di Malavalle, ossia le sue predicazioni che attiravano i fedeli, la sua costante propensione alla preghiera a scapito del riposo notturno, al quale concedeva non più di quattro ore per notte e mai su un letto ma per terra o su tavole di legno, la sua totale dedizione per i poveri, ai quali distribuiva tutte le offerte che riceveva, la sua alimentazione che consisteva in un pezzo di pane raffermo se non ammuffito assieme a qualche erba selvatica, e solo una volta al giorno. Inoltre, raramente utilizzava calzari ai piedi, preferendo girare a piedi nudi su tutti i terreni, le strade, le mulattiere e in mezzo ai boschi, tra rocce, spine e schegge di legno, piante e insetti velenosi e animali selvatici, talvolta baciando i sassi su cui inciampava ringraziando il Signore per avergli mandato qualche sofferenza.
  • In quegli stessi anni cominciava a diffondersi in tutta Italia la congregazione degli Agostiniani Scalzi, che vide la luce nel 1593, e il cui stile di vita caratterizzato innanzitutto da una più rigida osservanza della Regola agostiniana, dal silenzio e dall'assiduità nella preghiera, dalla semplicità ma soprattutto dall'umiltà (che a partire dal 1609 costituì il quarto voto di questa congregazione, in aggiunta ai tre voti di obbedienza, povertà e castità comuni a tutti gli altri Ordini religiosi), attrasse il Padre Giovanni e lo spinse fin dai primi anni del 1600 a prendere contatti con personalità appartenenti sia alla suddetta congregazione degli Scalzi che alla comunità agostiniana dell'eremo di Lecceto (nei pressi di Siena), famosa anch'essa per la rigorosa osservanza della Regola. Il passaggio dagli Eremitani agli Scalzi, oltre che motivato dall'innato desiderio di dedicarsi ad una più autentica vita contemplativa - ragione che dalle Marche lo spinse fino alle sperdute selve dell'allora Maremma senese - fece sì che abbandonasse gli incarichi che fino a quel momento ricopriva, ossia Soprintendente assoluto del convento di Tirli, Superiore dell'eremo del Volto Santo e - da ultimo - Vicario foraneo di Castiglione della Pescaia, per sottomettersi con riverenza ed umiltà (ossia, scalzarsi) ed obbedire alle altrui disposizioni. Questo avvenne solamente nel febbraio 1621, ossia quando Papa Gregorio XV, per mano del Cardinale Roberto Bellarmino (legato al Padre Giovanni da un rapporto di reciproca e profonda stima), diede il suo assenso all'ingresso dell'ormai anziano Padre fra gli Agostiniani Scalzi dispensandolo dal previsto noviziato. Fino ad allora vi furono soprattutto le resistenze della corte granducale che non intendeva privarsi di una figura di tale spessore: in Toscana, infatti, non esistevano conventi abitati da Frati Scalzi di S. Agostino, e un passaggio dell'eremita di Malavalle a detta Congregazione ne avrebbe comportato il trasferimento in altre regioni. Pertanto Cosimo II si attivò per l'insediamento dei suddetti frati a Siena, ma alla fine la scelta cadde su Batignano nelle cui vicinanze - secondo quanto concordarono il rappresentante della Congregazione e futuro Priore del nascente convento di S. Lucia, P. Fabiano di S. Maria Maddalena, e il Vescovo di Grosseto, Mons. Francesco Piccolomini - sarebbe sorto un monastero dedicato alla Santa Croce e, in attesa che questo fosse completato, un piccolo romitorio dedicato a Santa Lucia dove il Padre Giovanni, il Padre Fabiano e altri due confratelli si sarebbero stabiliti.
  • Quarantacinque anni dopo la prima Messa celebrata nella chiesa di San Marco a Montecassiano, si tenne la cerimonia d'ammissione di Fra Giovanni negli Agostiniani Scalzi. Un corteo composto dagli uomini delle Confraternite con i loro stendardi, i Padri Scalzi (con Giovanni), il clero secolare e il Vicario del Vescovo, e quindi i Priori dei Comuni con le loro bandiere e gli stendardi e una moltitudine di popolo, si mosse da Batignano per il convento di Santa Lucia, dove il Padre Giovanni - che da quel momento assunse il nome di Giovanni da San Guglielmo, in onore del santo eremita francese di cui seguì le orme per più di venti anni - rispondendo alle domande di rito formulategli dal Superiore, il Padre Fabiano di S. Maria Maddalena, professava i quattro voti di obbedienza, povertà, castità ed umiltà, ed acconsentiva a sottomettersi a tutte le norme di vita comunitaria proprie degli Scalzi, rinunciando in primo luogo a qualunque incarico o nomina futura, ma soprattutto alle severe mortificazioni che infliggeva al suo corpo. Accettava, in pratica, di mangiare nel refettorio con gli altri Padri le stesse vivande, di rispettare gli orari stabiliti dall'Ordine, di accettare le visite e i consigli medici e di non sottoporre più il suo fisico ai frequenti digiuni o punizioni che ad esso infliggeva per penitenza e che compromisero quasi irreparabilmente la sua salute.

Fonti:

http://www.agostinjani.org/mt/spiritwalita/xhieda-ta-qdusija.html 

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_da_San_Guglielmo