Loreto, Ancona, 14 novembre 1673 - Osimo, Ancona, 27 luglio 1746

  • Sacerdote agostiniano, la cui causa di beatificazione è in corso presso la S. Congregazione a Roma.
  • Nacque a Loreto il 14 novembre 1673 da Giacomo Benedetti e Maria Diamba, soprannominati Arbuatti o Arbuati. Cresimato nella Basilica di Loreto il 18 maggio 1682.
  • Il gennaio 1692 viene affiliato al Convento di Osimo, dove trascorre l'anno di noviziato sotto il maestro P. Giuseppe Gracetti. Emette la professione il 2 maggio 1693 nelle mani di P. Angelo Felicani priore di Ancona e aggiunge il nome "Tommaso" a quello di "Antonio" in onore di S. Tommaso da Villanova. Vive nell'ospizio di Loreto come assistente del P. M. Fulgenzo Travalloni e quindi viene trasferito a Mondolfo. A Mondolfo riceve nel marzo 1694 gli ordini minori da Mons. Muzio Dondini vescovo di Senigallia. Nel dicembre di questo anno riceve il suddiaconato e nel dicembre dell'anno successivo il diaconato a Montalto da Mons. Paganelli. E' ordinato sacerdote a Recanati da Mons. Lorenzo Gherardi il 21 dicembre 1697. Inviato nello studio generale di Montegiorgio e poi in quello di Cesena, riceve nel 1703 il grado di lettore e predicatore dal P. Generale Nicola Scrani. Nel 1703 viene nominato vicario-priore e poi priore di Osimo. Il 23 maggio 1705 riceve il grado di baccelliere e poi viene nominato maestro di novizi ad Ancona. Il 23 aprile 1707 parte per il convento di Livorno come assistente del P. Michele Baldaccini e vi rimane fino al 1710, quando ritorna ad Osimo e subito parte per Venezia. Nel 1713 viene destinato al romitorio di Terralba, presso Venezia, dove rimane per oltre vent'anni. Nel 1735 ritorna ad Osimo. Nominato vicario-priore, partecipa al capitolo provinciale di Montegiorgio, che lo nomina priore di Osimo. Fu per vari anni amministratore del convento.[1]
  • Fu educato cristianamente sotto la guida paterna dell'ex generale degli agostiniani Fulgenzo Travalloni, allora residente a Loreto (Marche), nel 1692 entrò nel convento di S. Agostino di Ancona, preponendo al nome di battesimo, Antonio, quello di Tommaso in memoria di s. Tommaso di Villanova. Professò il 2 maggio 1693 e venne subito inviato a Loreto al servizio del padre Travalloni, alla morte del quale passò al convento di Mondolfo (Marche), dove il 2 dicembre 1697 ricevette l'ordinazione sacerdotale. Seguitò ancora gli studi per conseguire i gradi accademici a Montegiorgio (Marche) e a Cesena (Romagna), finché nel 1703 fu creato lettore e dichiarato predicatore.
  • Nello stesso anno venne chiamato al governo del convento di Osimo: qui, pur tra incomprensioni d'ogni genere, restaurò l'osservanza regolare. Nel 1705 ricevette il grado di baccelliere e poco dopo l'incarico di maestro dei novizi a S. Agostino di Ancona. Passò poi a Livorno, a Osimo (1710) e a Venezia nel convento di S. Stefano. Nel 1713 si recò a Terralba, presso Padova, in un romitorio dell'Ordine, per condurvi vita di solitudine, pur non trascurando l'apostolato. Verso la fine del 1735 ritornò a Osimo, dove morì il 27 luglio 1746. Il suo corpo nel settembre 1746 venne deposto in una cassa speciale. Il 27 luglio 1767 fu collocato in una nuova cassa presso l'altare maggiore della chiesa degli Agostiniani.
  • Tra il 1766 e 1768 furono condotti a compimento i processi diocesani di Osimo e di Padova, presentati poi alla Congregazione dei Riti, presso la quale la causa venne formalmente introdotta il 23 maggio 1772. Come indicato, il processo dell'Arbuati ebbe inizio ad appena 20 anni dalla morte del servo di Dio, nel momento di grande ripresa verificatasi in questo campo durante il governo del Generale Francesco Saverio Vazquez (1753-1785). La tempestività con cui fu istruito permise la raccolta di validissime deposizioni di testimoni, per lo più oculari. Passati i giorni della Rivoluzione francese e la successiva bufera napoleonica, le luminose figure del Bellesini e del Sagrista pontificio Mons. Menochio attirarono l'attenzione dell'Ordine e in particolare della Provincia Picena, alla quale appartenevano sia quest'ultimo che l'Arbuati.
  • Portata a buon fine anche la causa del Menochio con la lettura del Decreto sulle virtù avvenuta il 14 maggio 1991, d'accordo con la Provincia delle Marche e con l'assenso dell'Ordinario diocesano, memore d'altronde delle speranze e degli sforzi di tanti confratelli che hanno attivamente collaborato per la Causa, la Postulazione dell'Ordine ha creduto suo dovere riassumerla e prodigarsi con il massimo impegno per portare a termine l'opera da loro avviata.[2] 
  • Muore il 27 luglio 1746.

Fonti:

http://www.agostinjani.org/mt/spiritwalita/xhieda-ta-qdusija.html 

[1] http://www.santiebeati.it/dettaglio/96254

[2] www.cassiciaco.it