Stampa

80. Raccolti in unità, il primo servizio che da fratelli prestiamo alla Chiesa e alla umanità, consiste nel dare testimonianza dell’esperienza dell’incontro con Dio attraverso la sua Parola e gli avvenimenti della storia. Questo incontro può avvenire ogni volta in cui liberamente riconosciamo la presenza di colui che ci ha creato e continuamente ci attira a sé. Come è accaduto ad Agostino, la figura di Cristo o le parole della Scrittura, in cui si rispecchia, sono il luogo di questa esperienza personale che illumina la nostra vita, mediata dalle circostanze che la coinvolgono. I discepoli di Gesù devono fare propria questa stessa esperienza d’incontro con Dio, nelle diverse situazioni della vita.

81. Noi ci avviciniamo a Dio attraverso il suo Verbo visibile, perché “non c’è altro mistero di Dio se non Cristo”. Quando celebriamo i sacramenti, la Chiesa, corpo di Cristo e sacramento universale di salvezza, si serve di simboli e realizza efficacemente la presenza del Cristo totale nelle situazioni principali della nostra vita cristiana.

82. Dobbiamo curare assiduamente il rapporto con Dio attraverso la preghiera e la vita liturgica. L’adesione fedele a colui che è più intimo della nostra intimità, richiede la fedeltà ai momenti di preghiera, sia personale che comunitaria. Così la vita liturgica, essendo il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e la fonte da cui promana tutta la sua energia, deve essere anche, il culmine e la fonte principale di tutta la nostra vita spirituale e apostolica.

83. Nelle nostre comunità il culto divino mediante la liturgia della Chiesa, si attua soprattutto con la celebrazione dell’Eucaristia e la Liturgia delle Ore. Per condurre tutti i fratelli e le nostre comunità alla partecipazione piena, cosciente e attiva, il Capitolo locale designerà, almeno nelle comunità più numerose, un fratello idoneo che sia responsabile dell’animazione liturgica della comunità.


84. La preghiera, che spesso Agostino chiama “desiderio” o “grido del cuore”, è l’espressione abituale della nostra vita di fede, speranza e carità. Di conseguenza dobbiamo mantenere l’armonia tra la preghiera e la totalità della vita. La preghiera si manifesta nella vita e la vita si fa preghiera: “lodate Dio con tutto voi stessi, cioè non solo la lingua e la vostra voce lodi Dio, ma anche la vostra coscienza, la vostra vita, le vostre opere”.

85. La nostra preghiera personale deve avere come punto di riferimento costante la Sacra Scrittura e la preghiera di Cristo stesso, che è la preghiera del Cristo totale, Capo e corpo, il cui Spirito viene in nostro aiuto: “prega per noi, prega in noi, è pregato da noi”231 e, sotto la sua guida, la nostra preghiera sale fino a Dio Padre (Rom 8, 15; Gal 4, 6). 86. La condotta di vita nella comunità agostiniana richiede la creazione di spazi e di tempi per la fede condivisa, perché una vita comune senza preghiera non sarebbe vita comune. Per questo, tutti i fratelli dedichino almeno mezz’ora al giorno alla preghiera personale (meditazione, contemplazione, ecc.); le comunità provvedano inoltre che i fratelli abbiano il tempo sufficiente per coltivare forme di preghiera comunitaria, secondo le distinte sensibilità e culture (Lectio divina, meditazione in comune, dialogo spirituale, lettura comunitaria della Parola di Dio, ecc.). Ugualmente, siccome il valore della preghiera in comune ha le sue radici nell’insegnamento ecclesiale che Agostino ha voluto imprimere nelle sue comunità, si raccomanda anche la condivisione della nostra preghiera comunitaria con i laici che partecipano della nostra spiritualità e desiderano celebrare la loro fede con noi. 


87. Considerato che l’esempio della Comunità cristiana primitiva tocca in modo particolare la nostra vita (At 4, 32), i fratelli devono celebrare la preghiera liturgica in comune. Con questa forma di preghiera si esprime la Chiesa come Cristo Totale e si consolida l’unanimità e la concordia tra i fratelli. Con frequenza Sant’Agostino fa allusione alle forme esteriore di questa preghiera, attraverso la lettura o il canto dei salmi o degli inni. Mediante la celebrazione della Liturgia delle Ore, la Chiesa compie il mandato di Cristo di pregare senza interruzione (cf. Lc 18, 1). E noi la celebriamo uniti alla voce e alla dignità della Chiesa pellegrina: “Ora canta l’amore assetato e dopo canterà l’amore ricolmo di gioia”.

88. Questo sentire comunitario della preghiera liturgica ci porta a stare uniti in Cristo a tutta l’umanità, perché in Lui l’umanità intera è presente nella preghiera. In questa preghiera della comunità ecclesiale, l’azione dello Spirito avvicina l’uomo e il mondo a Dio: è Lui che prega in noi, poiché fondamentalmente la dinamica della preghiera è l’amore.

89. In casi particolari e per giusta causa, i Superiori maggiori possono dispensare i religiosi dall’obbligo di recitare l’Ufficio, anche in comune, del tutto o in parte, o commutare tale obbligo. I Superiori locali possono solo dispensare.

90. La Liturgia delle Ore si celebri secondo le norme della Chiesa (cf. CIC c. 276, 2, 3; c. 663, 3). In tutte le comunità deve darsi particolare importanza alla recita comune delle Lodi e dei Vespri. La Liturgia delle Ore si reciti ordinariamente nella Chiesa o nell’ oratorio della comunità. Nella recita comunitaria o individuale, la nostra principale attenzione deve essere, come ci ammonisce la Regola, “di sentire nel cuore ciò che proferisce la voce”. Tutto ciò lo conseguiremo con maggiore facilità se ci procuriamo una più ricca istruzione liturgica e biblica, soprattutto per quanto riguarda i salmi. Per dare al popolo di Dio una testimonianza efficace di preghiera e di comunione, è conveniente invitare i fedeli a partecipare con noi a questa preghiera pubblica della Chiesa, curando sempre che si faccia con rispetto e decoro. 


91. Come Sant’Agostino trovò nelle Scritture l’ispirazione per la sua vita, così anche noi dobbiamo stare attenti ad ascoltare la voce di Dio nel testo ispirato, affinché la sua Parola trasformi i nostri cuori e noi ci convertiamo ad una vita rinnovat . Perciò, si raccomanda a tutti i fratelli la lettura e la meditazione frequente della Parola di Dio che ci libera dalle nostre schiavitù e denuncia le nostre deficienze, manifestando l’amore di Dio: “Ci avevi bersagliato il cuore con le frecce del tuo amore, e portavamo le tue parole conficcate nelle viscere”.


92. Nel sacramento dell’Eucaristia si rende veramente presente l’autore della vita, si immola per noi, ci comunica la sua vita, prega per noi, ci unisce a sé nella cena della comunione fraterna e ci fa pregustare anticipatamente, mediante la fede e la speranza, il banchetto escatologico. “Mistero di pietà!, Segno di unità!, Vincolo di carità!. Chi vuole vivere, sa dove vivere, sa di che vivere. Si avvicini, creda; entri a fare parte del corpo e sarà vivificato”.

93. Poiché nella celebrazione dell’Eucaristia si realizza l’opera della nostra redenzione, nel celebrare il Santo Sacrificio, dobbiamo tener presente l’opera di Cristo ed essere coscienti, allo stesso tempo, del fatto che –in nome di tutta la Chiesa- offriamo a Dio la vittima divina e con essa noi stessi. Inoltre, così come nel Sacrificio Eucaristico si simbolizza in modo adeguato e si verifica mirabilmente l’unità e la comunione invisibile e visibile del Corpo di Cristo, nello stesso modo questa unità deve realizzarsi e risplendere nelle nostre comunità ed estendersi alla fraternità universale mediante questo sacramento. E, considerato che la comunione eucaristica ricolma con sovrabbondante pienezza i desideri della carità fraterna, dobbiamo anche dedicarci a saziare la fame della famiglia umana, soprattutto dei bisognosi di pace, di giustizia, di solidarietà e difesa dei diritti umani, specialmente del diritto alla vita.

94. Poiché la nostra comunità ha radici e fondamento nella celebrazione e partecipazione all’eucaristica, dobbiamo impegnarci ad offrire a Dio il sacrificio eucaristico con spirito di gratitudine, affinché si converta in fonte di abbondanti benedizioni per la Chiesa, l’Ordine e noi stessi. Ogni Circoscrizione stabilisca norme che favoriscano la celebrazione e la partecipazione di tutti.

95. Poiché Cristo è presente nell’Eucaristia per aiutarci e confortarci, è conveniente apprezzare con gratitudine questo dono, che ci fa gioire della sua intima familiarità e dilata il nostro cuore per l’unità della Chiesa, la pace e la salvezza del mondo. Anche se tributiamo il culto al Santissimo Sacramento nelle nostre celebrazioni liturgiche, si raccomanda in modo particolare l’adorazione eucaristica.


96. Nel sacramento della Riconciliazione celebriamo l’amore e la misericordia di Dio Padre, che si manifestano nel suo Figlio Cristo Gesù che, sotto l’azione dello Spirito, ci chiama alla riconciliazione con Dio e con i fratelli. Mediante il ministero della Chiesa riceviamo il perdono riconoscendo nella confessione i nostri peccati. La celebrazione frequente di questo sacramento esprime il nostro continuo sforzo di conversione per corrispondere alla grazia del Battesimo, affinché la vita di Gesù si manifesti in noi maggiormente.

97. Si facciano celebrazioni comunitarie della riconciliazione, in cui la proclamazione della Parola di Dio inviti alla conversione e al rinnovamento di vita. Queste celebrazioni mettono in risalto l’aspetto ecclesiale di questo sacramento e possono trovare ottimo collocamento nei Capitoli di Rinnovamento.

98. I fratelli che hanno ricevuto dal proprio Ordinario la facoltà di amministrare la riconciliazione sacramentale, possono esercitarla in tutte le comunità dell’Ordine. 


99. I fratelli anziani o infermi delle nostre comunità, sono un segno particolare, con le loro sofferenze, della sequela di Gesù sulla via della croce. Hanno bisogno del nostro appoggio tanto fisico quanto morale e spirituale. Affinché vivano la loro condizione con fede, siano aiutati a unirsi a Cristo sofferente attraverso la grazia del sacramento dell’Unzione degli infermi.

100. Quando si aggrava la salute di un fratello infermo, il Priore locale avvisi per tempo il Superiore maggiore perché in tutte le comunità della Circoscrizione si preghi per lui. Al momento opportuno provveda che l’infermo riceva l’Unzione e gli altri aiuti spirituali alla presenza, per quanto possibile, dei fratelli della comunità e dei suoi familiari o amici. La morte del fratello sia comunicata quanto prima ai fratelli della Circoscrizione. 


101. Onorare la memoria dei defunti, afferma Agostino, è pittosto una consolazione per i vivi, giacché il loro ricordo ci invita a condurre una vita onesta, così da essere la loro memoria vivente, e rafforza in modo particolare la nostra fede nella risurrezione. “Si preghi durante il Sacrificio eucaristico, nel luogo in cui si fa memoria, per coloro che sono morti nella comunione del Corpo e del Sangue di Cristo, e si ricordi che il sacrificio è offerto per loro”.

a) Pertanto, alla morte di un professo, o di un novizio o di qualcuno che vive abitualmente con noi, la comunità, alla quale appartiene, lo ricordi nella preghiera, offra per lui il sacrificio eucaristico e si prenda cura fraterna del funerale.

b) In ogni comunità della Circoscrizione in cui il fratello era affiliato o ascritto, anche se fosse morto in un’altra, si celebri quanto prima una Messa per lui. Inoltre, tutti i sacerdoti della Circoscrizione applichino la Messa e gli altri fratelli vi partecipino con questa intenzione. Nella casa, a cui apparteneva il defunto, si offra la Messa anche nel primo anniversario della sua morte.

c) Alla morte del Sommo Pontefice si applichi una Messa per lui in tutte le comunità. Lo stesso si faccia alla morte del Priore Generale attuale o emerito.

d) Alla notizia della morte dei genitori o dei fratelli e sorelle di un religioso, professo o novizio, si offra, almeno una Messa per il defunto o la defunta, secondo quanto stabilito dagli Statuti. Ugualmente si celebri, secondo gli Statuti, una Messa per i defunti affiliati all’Ordine nella casa dove aveva chiesto l’affiliazione.

e) Ogni anno in tutte le comunità, nei giorni stabiliti dal Calendario dell’Ordine, si celebri una Messa per queste intenzioni:

1. per tutti i fratelli e sorelle defunti dell’Ordine;

2. per i nostri genitori, fratelli e sorelle e familiari defunti;

3. per i nostri benefattori defunti. In questi giorni i sacerdoti offrano la Messa con questa intenzione; gli altri fratelli vi partecipino.

f) Nei mesi in cuii non ricorre alcun anniversario dell’Ordine, in tutte le comunità si celebri una Messa per i fratelli e i benefattori defunti.


102. Affinché la nostra vita spirituale possa vivificarsi continuamente, è necessario programmare in ogni comunità, più volte all’anno, secondo gli Statuti, giornate di ritiro o di raccoglimento, in occasione dei tempi liturgici più significativi. In queste giornate, o anche con maggior frequenza, secondo gli Statuti, si raccomanda di celebrare il Capitolo di rinnovamento. Il Priore locale approfitti di questa opportunità per incrementare la vita religiosa e apostolica dei fratelli con parole di esortazione. Inoltre, proponga all’esame dei fratelli ciò che sembra necessario e utile per promuovere la comunione e correggere i difetti e le trasgressioni, di modo che in un dialogo fraterno e responsabile, si faccia di tutto per eliminare le difficoltà e migliorare la vita comunitaria. Ogni anno si facciano almeno cinque giorni di esercizi spirituali, durante i quali conviene rivedere la spiritualità agostiniana e consolidare e accrescere la nostra sequela di Gesù, rinnovando la professione religiosa. 


103. Hanno grande importanza nella nostra vita spirituale anche gli esercizi di pietà, conformi alle norme della Chiesa e alla tradizione del nostro Ordine. E’ necessario che siano in accordo con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa e ad essa conducano.

104. Durante la formazione iniziale, i maestri o i formatori si preoccupino che i fratelli abbiano coscienza del valore delle pratiche di pietà per nutrire la vita spirituale. I priori, a loro volta, provvedano che tutti dispongano di tempo sufficiente per coltivare la vita interiore mediante questi esercizi e devozioni, sia personalmente che comunitariamente.

105. Tutti i giorni, nell’ora più opportuna, si faccia la preghiera in comune per tutto l’Ordine e per i nostri benefattori, seguendo la formula prescritta nel rituale, o durante la celebrazione dell’Eucaristia o la Liturgia delle Ore. Annualmente, in tutte le comunità, nei giorni determinati dal calendario dell’Ordine, si celebri la Messa per i benefattori viventi, invitati possibilmente a parteciparvi.

106. L’esempio della Beata Vergine Maria rafforza la nostra consacrazione religiosa. Dobbiamo onorare in modo speciale la Madre di Dio con amore filiale, secondo la prassi della Chiesa e la tradizione dell’Ordine, che sin dall’antichità la venera come Vergine della Grazia, Vergine del Soccorso, Madre della Consolazione e Madre del Buon Consiglio. La nostra devozione si esprima secondo il calendario e il rituale dell’Ordine e le consuetudini di ogni nazione o regione.

107. Seguendo il calendario liturgico e il messale dell’Ordine, in tutte le comunità si celebrino le memorie dei santi e beati dell’Ordine, e in modo particolare la solennità del Santo Padre Agostino. Nello stesso tempo si promuova la loro devozione tra i fedeli come maestri e testimoni della nostra spiritualità, utilizzando e orientando le varie forme di pietà popolare e delle tradizioni locali.

Visite: 236