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74. Secondo l’insegnamento di S. Agostino, l’obbedienza è un atto di amore. Con l’obbedienza religiosa offriamo come sacrificio a Dio la sottomissione della nostra volontà, ci uniamo alla sua volontà salvifica e imitiamo più da vicino Cristo, il quale si è fatto per noi obbediente fino alla morte (Fl 2, 8). I fratelli, mossi dallo Spirito Santo, obbediscano nell’amore ai superiori. Tramite i superiori, i fratelli sono indirizzati al servizio di tutti i fratelli e sorelle in Cristo, sull’esempio di Cristo stesso che si è fatto servo dei fratelli in obbedienza al Padre. L’obbedienza, sorretta dalla fede, rafforzata dall’umiltà e dall’offerta di sé, esprime efficacemente l’amore a Dio e al superiore; non è perdita ma perfezionamento della libertà. “Presso Dio la servitù è libera. Libera perché il servizio non l’impone la necessità ma la carità... La carità ti renda servo, come la verità ti ha fatto libero”. Per questo motivo la Regola esalta la dignità dell’obbedienza, invitandoci ad obbedire “non come servi sotto la legge, ma come figli sotto la grazia”. Questa libertà sotto la grazia è di grande aiuto quando s’instaurano rapporti di obbedienza e di autorità tali da favorire le mutue relazioni, che si esprimono nello spirito del discernimento comune, della corresponsabilità, e del dialogo fraterno da parte di tutti coloro che desiderano conoscere la volontà di Dio.

75. Insieme al S. P. Agostino dobbiamo avere in grande stima l’obbedienza religiosa per la nostra comunione fraterna. Infatti “l’ordinata concordia nel comandare e nell’obbedire tra coloro che vivono insieme” è condizione necessaria perché regni la pace domestica in tutta la comunità. Si obbedisca al Priore come a un padre, con il rispetto dovuto, perché in lui non sia offeso Dio. E’ compito del Priore provvedere sollecitamente al bene dei fratelli, preoccuparsi che le norme siano osservate; se qualcuna fosse osservata meno, non la trascuri per negligenza, ma abbia cura di emendarla e correggere. “Egli poi… non si ritenga felice per la potestà del comando, ma perché serve con la carità” e si riconosca anzitutto fratello e servo dei servi di Dio. Anche i Superiori infatti obbediscono quando esercitano l’autorità, perché governano non a loro arbitrio, ma secondo le norme della Regola, delle Costituzioni e delle deliberazioni dei Capitoli, impegnandosi a conoscere e a scoprire, con la preghiera e il dialogo fraterno, quale sia la volontà di Dio riguardo ai fratelli.

76. In tal modo i fratelli, prestando umilmente il servizio di obbedienza, e i Superiori, favorendo la volontaria collaborazione, consapevoli gli uni e gli altri delle proprie responsabilità, rendono più stabile la comunità, con un maggiore spirito di unione e con una più forte concordia delle volontà213 . Perciò, l’armonia che ne deriva, deve apparire agli uomini come un segno dell’amore che non può mancare tra i discepoli di Cristo (cf. Gv. 17, 23; At. 4, 32), e come un segno speciale della grazia di Dio.

77. I Priori esercitino l’autorità che hanno ricevuto, in virtù del loro ufficio, a servizio dei fratelli, ascoltandoli volentieri e con sincerità, ferma restando la loro autorità. Promuovano le iniziative dei fratelli a favore dell’Ordine, promulgando soltanto ordini giusti e ragionevoli, affinché la loro obbedienza sia realmente attiva e ragionevole214. I fratelli da parte loro si sforzino di osservare queste norme con spirito di fede e di amore verso la volontà di Dio, a norma della Regola e delle Costituzioni, non ricercando le qualità di chi parla, ma badando all’autorità di chi ordina. “Così l’obbedienza religiosa, lungi dal diminuire la dignità della persona umana, la conduce a maturità, facendo crescere la libertà dei figli di Dio”. In tal modo emergeranno l’autorità, l’obbedienza e la responsabilità comune da parte di tutti.

78. Qualora si verificasse il caso in cui la prescrizione risulti talmente grave e pesante al fratello da fargli ragionevolmente ritenere che superi le sue forze, questi esponga rispettosamente al superiore, con franchezza e sincerità, i suoi argomenti e le sue difficoltà. Tuttavia tenga presente che vi potrebbero essere aspetti della questione che egli ignora o che non valuta a sufficienza e, nel formare la propria coscienza, consideri l’impegno totale della vita religiosa e la natura stessa dell’obbedienza. Se il dubbio persistesse e si trattasse di questione veramente importante, è lecito al fratello ricorrere al Superiore maggiore e al suo consiglio per riconsiderare il caso. Il ricorso tuttavia non sospende in alcun modo l’attuazione della decisione presa dall’ autorità inferiore.

79. I Superiori sappiano pertanto che, se in casi particolari e nei limiti della loro autorità dispensano dall’osservanza delle leggi, si deve tenere conto unicamente della volontà di Dio e del mistero della salvezza, non del rilassamento della disciplina. Così la nostra obbedienza appare chiaramente come un legame stabile e spirituale tra fratelli, per cui “chi presiede si studia di essere utile agli altri”.