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64. Il S. P. Agostino con la prescrizione di non considerare nulla come proprio, ma di avere ogni cosa in comune, intese riproporre l’ideale della comunione dei beni che vigeva tra i primi cristiani (cf. At 4, 32 ss.). La comunione dei beni gli apparve una via particolarmente adatta a quanti vivono in comunità fraterna, avendo “una sola anima e un sol cuore protesi verso Dio” per raggiungere la perfetta carità. Questa comunione di beni, che stava tanto a cuore ad Agostino, conferisce una nota caratteristica alla nostra povertà, che imita la povertà evangelica al seguito di Cristo povero. Seguendo Cristo povero dobbiamo tener sempre presente che la povertà di Cristo non era semplicemente una condizione economica, ma aveva piuttosto la radice nel mistero del suo spogliamento radicale (cf. 2 Cor 8, 9; Fl 2, 7). La nostra povertà, perciò, non deve essere una semplice rinuncia ai beni temporali, ma anche un rifiuto di ogni forma di orgoglio, come la vanità, gli onori personali e cose simili. Ne segue che la povertà ha poco valore, se non è unita all’umiltà d’animo e di cuore.

65. La povertà non richiede solo la comunione dei beni con i fratelli che non hanno niente di proprio, ma esige anche di avere i cuori liberi dal desiderio di cose materiali. La Regola ci invita quindi alla semplicità di vita riguardo ai beni materiali, per non essere da essi impediti nel servizio del prossimo, specialmente dei poveri: “è meglio avere meno bisogni che avere più cose”. Questa semplicità ci insegna ottimamente ad eliminare le ingiustizie della società.

66. Attraverso la comunione dei beni manifestiamo di essere immersi nell’amore che non cerca le cose proprie, ma piuttosto il bene comune e antepone le cose comuni alle proprie e non le proprie alle comuni. La più grande ricchezza della comunità agostiniana è pertanto la grande e abbondantissima ricchezza comune, Dio stesso. Dobbiamo, di conseguenza, coltivare sinceramente la povertà ed esprimerla in forme nuove più adeguate alla società di oggi e alle nuove culture. Non è sufficiente avere il permesso del Superiore nell'uso dei beni; ma dobbiamo essere poveri di spirito e di fatto (Mt 5, 3), accumulando tesori in cielo (cf. Mt 6, 20).

67. Spetta alla comunità provvedere il necessario e il conveniente ai fratelli, secondo le norme della casa e della Circoscrizione. Invece la somma e il possesso di denaro, come cosa propria, è in netto contrasto con il voto di povertà e con l’essenza della vita comune. Pertanto le ricompense ricevute per il lavoro e i regali, anche in natura, appartengono alla comunità, e non devono in alcun modo essere considerati un bene privato189 , anche se l’uso personale è consentito in casi particolari.

68. I fratelli, da sinceri amanti della povertà, esaminino la propria coscienza per vedere se possiedono qualcosa come proprio. Anche nelle cose d’uso comune si mantengano semplicità e moderazione, evitando abusi e spese superflue. I superiori poi e gli ufficiali della casa provvedano alle necessità di ognuno con rispetto e comprensione, tenendo presenti le circostanze di luogo, di età e di condizione dei fratelli. Abbiano cura inoltre che le case siano accoglienti, in modo che il soggiorno sia gradevole e favorisca la fraternità.

69. Poiché gli eccessivi squilibri economici causano scandalo quando in una stessa società coesistono lusso e miseria, abbondanza e fame, la professione della povertà evangelica ci spinge, con obbligo ancora più grave, ad offrire al mondo la testimonianza di Cristo povero contro la sfrenata avidità di ricchezza e ad osservare fedelmente gli obblighi della povertà, conformemente alla natura del nostro Ordine, ai precetti della Regola e agli esempi del S. P. Agostino. La nostra spiritualitá di comunione offre al mondo una voce profetica contro queste disuguaglianze.

70. Ricordando le parole dell’Apostolo: “Chi non vuole lavorare neppure mangi” (2 Tes 3, 10), noi, che professiamo la povertà, non possiamo esimerci dal lavoro; anzi dobbiamo adempiere generosamente i nostri impegni, specialmente quelli apostolici. E tutto si faccia non per vile interesse, ma per sottometterci con umiltà alla comune legge del lavoro, sull’esempio di Cristo, “che non venne per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28). Il senso di fraternità esige inoltre che ci aiutiamo e ci serviamo tutti vicendevolmente, stimolati dalla stessa responsabilità e sollecitudine verso i fratelli.

71. La Chiesa e gli uomini esigono da noi una testimonianza di povertà sia individuale che collettiva. I fratelli, le case e le Circoscrizioni evitino perciò ogni apparenza di lusso eccessivo e di lucro smodato. Promuovano attività soprattutto tra i poveri: nelle missioni, nelle parrocchie e nelle opere sociali, affinché riconosciamo Cristo povero nei bisognosi e ci impegniamo a servirlo. Inoltre, poiché è anzitutto con l’esempio che dobbiamo predicare la giustizia sociale, è necessario dare, mediante contratto, stipendi giusti e generosi a tutti coloro che lavorano con noi. Infine è proprio dello spirito fraterno agostiniano che le comunità e le Circoscrizioni condividano tra loro i beni temporali, in modo che quelle che hanno maggiori possibilità aiutino le altre che si trovano in necessità

72. I Superiori procurino che i fratelli di voti solenni sottoscrivano un documento civilmente valido (cf. CIC 668, 1), in cui si dichiari espressamente che, come religiosi di voti solenni, non possono avere alcun diritto di proprietà sui beni o sui diritti temporali, e che quanto hanno presso di sé, a qualsiasi titolo, appartiene all’Ordine, alla Circoscrizione o alla casa, e che in caso di morte deve ritornare in loro possesso. L’opzione preferenziale per i poveri

73. S. Agostino confessa di essere fortemente scosso dalla lettura di Mt 25, 31-46: “ ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” 198. Di conseguenza afferma che ciò che diamo ai poveri lo diamo a Cristo e ciò che rifiutiamo ai poveri lo rifiutiamo a Cristo199. Così, sull'esempio di Agostino, dobbiamo offrire una testimonianza coerente e profetica dell’opzione preferenziale per i poveri200, e fare ogni sforzo per imitare Cristo (cf. 1 Cor 11, 1), mostrandoci solidali verso coloro che subiscono la povertà materiale e vivono ai margini della società. Questa opzione profetica esige di riesaminare il nostro stile di vita ed anche le decisioni pratiche sull’uso dei beni materiali, allo scopo di manifestare concreta solidarietà alle vittime dell’ingiustizia, che sgorga dalle strutture sociali di peccato201. Questa opzione preferenziale per i poveri e le decisioni che ispira devono abbracciare l’immensa moltitudine di affamati, bisognosi, senzatetto, privi di assistenza medica e, soprattutto, senza speranza di un migliore futuro. Non possiamo ignorare l'esistenza di queste realtà; diversamente saremmo simili al ricco della parabola che fingeva d’ignorare il povero Lazzaro che giaceva ogni giorno alla porta della sua casa (cf. Lc 16, 19-31).