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303. Ogni casa dell’Ordine è retta dal Priore locale, che dirige la comunità e la rappresenta. I Religiosi sono tenuti ad obbedirgli rispettosamente come ad un padre, salvo restando il diritto dei Superiori maggiori. Il Priore deve procurare i beni spirituali e materiali ai Religiosi che l’Ordine gli ha affidato e dei quali deve rendere conto a Dio, a nome del quale governa.

304. Il Priore, divenuto vero modello del gregge affidatogli (cf. I Pt. 5, 3) con la sua obbedienza e fedeltà alla volontà di Dio, s’impegni diligentemente a conoscere i diritti e i doveri di tutta la comunità. Sostenga la vita comune e l’unità dei Religiosi tra loro e con la Provincia o il Vicariato, promuovendo la disciplina e comunicando loro le disposizioni dei Superiori.

305. Nell’adempimento del suo ufficio riponga ogni fiducia in Dio più che nelle proprie forze e nel proprio ingegno; preghi umilmente per i Religiosi che gli sono stati affidati ed applichi per loro il sacrificio della Messa almeno a Natale, Annunciazione del Signore, Pasqua e solennità del S. P. Agostino.

306. A loro volta i Religiosi vivano con lui in fraterna e sincera comunione, lo aiutino a portare il peso del suo ufficio, accolgano con carità gli ordini e li eseguano fedelmente.

307. Il Priore è nominato dal Priore provinciale dopo il Capitolo provinciale ordinario, o dal Vicario regionale dopo il Capitolo Vicariale con il consenso dei rispettivi Consigli. Egli rimane ordinariamente in carica per la durata di quattro anni, a meno che non consiglino diversamente ragioni particolari e gravi, che devono essere esaminate dal Consiglio provinciale o vicariale, dopo averne avvertito il Priore Generale. Terminato il mandato, può essere rieletto allo stesso incarico, ma non per la terza volta nella stessa casa nell’immediato quadriennio; tuttavia può essere eletto allo stesso incarico in un’altra casa (cf. CIC 624 § 2.3). Tanto il Priore quanto il Superiore locale siano professi solenni da almeno tre anni (cf. CIC 623).

308. Per tutto il tempo del suo ufficio, il Priore deve risiedere nella propria casa e non gli è permesso assentarsi se non per breve tempo. In sua assenza, se nella casa non vi è il Vicepriore, presiede il Religioso a cui secondo l’ordine di precedenza spetta il primo posto, o un altro, secondo gli Statuti. Se a qualche Religioso risulterà gravoso questo compito, può essere dispensato dal Priore locale.

309. L’ufficio di Priore, quando è vacante, viene esercitato dal Vicepriore e, in mancanza di questi, dal Religioso che occupa il primo posto nella comunità, fino a quando il Superiore maggiore competente, con il consenso del suo Consiglio, non avrà nominato un nuovo Priore, il quale reggerà la comunità fino al Capitolo provinciale ordinario.

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