283. Nelle nostre elezioni si osservino le norme del diritto comune, salvo una espressa disposizione contraria nelle Costituzioni.

284. Il progresso e il rinnovamento dell’Ordine dipendono molto dalla capacità dei Superiori; di conseguenza nelle elezioni dei Superiori devono concorrere due fattori: la massima partecipazione dei Religiosi e lo spirito di obbedienza. Infatti una comunità è matura in quanto i Religiosi eleggono i Superiori ai quali, come persone libere sotto la grazia, vorranno dimostrare docilità.

285. Tutti i Religiosi di voti solenni godono di voce attiva e passiva. Gli Statuti della Circoscrizione determinino le condizioni dell’esercizio di tale diritto, o differendolo nel tempo successivo alla formazione, o restringendolo a materie specifiche durante il periodo di formazione.

286. Poiché i Capitoli giovano al bene della comunità, i Superiori interessati procurino di convocare a tempo debito tutti coloro che sono tenuti a parteciparvi, e comunichino loro gli argomenti da trattare, affinché si possano prendere decisioni a tempo opportuno. Se un Capitolare arriva a Capitolo iniziato, sia ammesso agli atti che seguono alla sua venuta. I Religiosi che non fanno parte del Capitolo possono liberamente proporre allo stesso richieste, problemi o suggerimenti per iscritto: ogni cosa deve essere esaminata attentamente dal Capitolo, purché la comunicazione sia pervenuta prima della compilazione dell’ordine del giorno del Capitolo, eccetto il caso di urgente necessità.

287. Nelle questioni di maggiore importanza ordinariamente le votazioni si svolgano a scrutinio segreto. Per le questioni di minore importanza si possono usare altri metodi, purché tutti siano d’accordo.

288. Quando, a norma delle Costituzioni, il Superiore deve proporre più candidati, quelli proposti, se sono Capitolari, possono esprimere il voto nell’elezione. Ma nell’elezione per ballottaggio il candidato unico proposto dal Superiore non può votare né essere presente.

289.

a) Si raccomanda vivamente ai Religiosi di non rinunciare al diritto di voto, fatta eccezione per coloro che presiedono il Capitolo, i quali possono, secondo la propria prudenza, astenersi dal voto.

b) Il Religioso eletto o nominato a qualche ufficio gode del diritto di rinuncia, ma solo per gravi motivi, a giudizio del Preside del Capitolo, o, fuori dal Capitolo, dal rispettivo Superiore maggiore.

290. Nei Capitoli, quando si tratta di votazioni di leggi o di determinazioni di qualsiasi genere, si usi la forma chiamata modale, secondo la quale i Religiosi esprimono il voto scrivendo “placet” o “non placet” o “iuxta modum”. Terminato lo scrutinio, i voti “iuxta modum” si devono considerare come favorevoli. Ma se i voti “placet” da soli non raggiungono la maggioranza assoluta, si devono nuovamente esaminare le questioni proposte e le ragioni addotte dai Religiosi che hanno votato “placet iuxta modum”, in modo che nessuna legge o determinazione del Capitolo sia considerata approvata se non avrà raggiunto detta maggioranza.

291.

a) Nelle elezioni e nelle delibere, se non è richiesta esplicitamente la maggioranza dei Religiosi, per la validità della votazione è sufficiente la maggioranza dei voti validi, sottratti quelli nulli, quelli bianchi e i voti degli astenuti.

b) In caso di parità nelle elezioni si tiri a sorte; nelle deliberazioni il preside, con il suo voto, può sciogliere la parità.

292. I partecipanti al Capitolo sono tenuti a conservare il segreto sugli argomenti in esso trattati, qualora la loro divulgazione possa ledere il bene comune o privato. Lo stesso vale per casi particolari, quando la maggioranza dei Vocali lo ritenga necessario o utile.

293. Ciò che viene trattato o deciso nei capitoli sia annotato nel libro degli Atti, o almeno sia conservato per iscritto e sia firmato da tutti coloro che hanno partecipato.