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Beati Vincenzo Soler, sacerdote, e compagni martiri (+1936)
Mercoledì, 5. Maggio 2021
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Vincenzo (Vincente) Soler

  • è il capogruppo dei sette Agostiniani Recolletti che subirono il martirio il 25-26 luglio e il 15 agosto 1936
  • nacque il 4 aprile 1867 a Malón (Saragozza)
  • studiò per tre anni nel Seminario di Tarragona
  • frequentò il Noviziato degli Agostiniani Recolletti di Monteagudo
  • Ancora diacono fu destinato a Manila, capitale delle Filippine, dove fu ordinato sacerdote il 31 maggio 1890
  • Nel marzo 1891 fu assegnato all’isola di Mindoro, che era in pieno sviluppo missionario e sociale, qui stette per sette anni reggendo la missione di Mamburao
  • fece costruire la chiesa in muratura con il tetto in ferro e una casa per il curato in legno
  • visse isolato dal mondo in questo poco più di un isolotto, andando per i boschi selvatici, per i monti scoscesi ed aspri a cercare gli abitanti per lo più rifugiati in grotte, per condurli alla vita civile del villaggio comunitario e alle sue regole e con l’unico fine di condurli a Dio
  • A metà febbraio 1898 fu trasferito nella parrocchia di Taysan nella provincia di Batangas, bene strutturata e con fedeli di antica conversione, ma un paio di mesi dopo, la locale popolazione si unì alla lotta indipendentista filippina contro la Spagna, costringendolo a rifugiarsi in un’altra parrocchia
  • il 30 luglio 1898 cadde prigioniero dei patrioti insieme ad altri nove frati agostiniani recolletti.
  • Seguirono 10 mesi di continui trasferimenti da un’isola all’altra, da un villaggio all’altro, finché venne liberato per l’intervento dei nordamericani il 27 febbraio 1900 e trasferito a Manila
  • Nella capitale Manila risiedette per sei anni, dedito al ministero sacerdotale e rivestendo anche la carica di Priore della Casa madre della Provincia filippina
  • Nel novembre 1906 ritornò in Spagna dove dopo vari incarichi di apostolato in Navarra e Granada, nel 1909 fu trasferito al convento di Motril (Granada) dove fu priore
  • predicatore efficace e confessore instancabile, dispose che i padri uscissero a predicare fra le parrocchie della diocesi
  • quando all’alba del 25 luglio i miliziani rossi assaltarono il convento, trascinando fuori i religiosi per poi ammazzarli lungo le strade, padre Vicente Soler riuscì ad eludere la loro vigilanza e si rifugiò in casa di due fedeli signorine Caridad e Felisa García, dove rimase nascosto fino al 29 luglio, quando tradito da un giovane più volte aiutato, fu scoperto e rinchiuso in carcere.
  • poté espletare il suo ministero sacerdotale, confortando gli altri detenuti
  • Il 15 agosto 1936 padre Soler insieme ad altri 18 detenuti, fu trasportato presso le mura del cimitero di Motril e lì ad uno alla volta vennero fucilati dai miliziani socialcomunisti e anarchici
  • padre Soler benediceva e dava l’assoluzione ad ognuno dei primi nove condannati, essendo lui il decimo, ma anche al giovane d’Azione Cattolica Francisco Burgos che veniva dopo di lui. Questo giovane, benché colpito da tre proiettili riuscì miracolosamente a sopravvivere e diventerà il testimone diretto del martirio.
  • Padre Vicente Soler, in carcere aveva già tentato di salvare un detenuto padre di otto figli, Manuel Pérez Reina, facendosi passare per lui quando fu chiamato per l’esecuzione nei giorni precedenti, ma il miliziano preposto si accorse che il suo nome era già inserito nella successiva lista e quindi rifiutò.

Padri Deogracias Palacios, León Inchausti, José Rada, Julian Benigno Moreno e José Ricardo Diez

  • All’alba del 25 luglio 1936 cinque agostiniani, ossia i padri Deogracias Palacios, León Inchausti, José Rada, Julian Benigno Moreno e il frate José Ricardo Diez, furono presi violentemente dal convento e trascinati per le strade di Motril fino ad un giardino e lì barbaramente fucilati quasi tutti alle spalle, incuranti degli inorriditi pochi passanti, i loro corpi furono lasciati sanguinanti a terra per ore.

Padre Vincenzo Pinilla

  • Drammatico fu anche l’assassinio del padre Vincenzo Pinilla e del parroco diocesano don Manuel Martín Sierra; quando il 25 luglio i rivoluzionari assaltarono il convento degli Agostiniani, padre Pinilla insieme al parroco si rifugiarono nell’ospedale, dove rimasero nascosti tutto il giorno, la notte la trascorsero nella chiesa parrocchiale della Divina Pastora.
  • Il 26 luglio mattina don Manuel celebrò la Messa, presenti le suore del vicino ospedale che ricevettero la Comunione insieme all’agostiniano padre Pinilla; verso le 10,30 arrivarono i rivoluzionari, i quali presero i due sacerdoti rimasti in chiesa e li trascinarono fuori e davanti a molti passanti li fucilarono sul sagrato della chiesa.
  • Testimoni hanno asserito che probabilmente padre Pinilla non era morto subito, perché lì sul selciato dove rimasero per molte ore, si vedeva muovere il suo braccio destro in segno di benedizione, finché dopo tre ore di agonia smise di muoverlo.