Sulla ridente e amena collina di Capo S. Chiara, l’ultima delle colline di Albaro verso Levante, luogo dei più pittoreschi e incantevoli della Riviera, si trova la bella e devota chiesina di S. Chiara col Monastero delle suore Agostiniane. Essa conta ormai più di cinque secoli di vita , essendo stata fondata sulla fine del secolo XV. Paride Fattinanti, signore che possedeva colà, oltre il palazzo di sua abitazione, altre case e ville, anche dietro impulso di sua madre Susanna fondava questa chiesuola accanto al suo palazzo, per provvedere a sé ed agli altri abitanti del luogo troppo distanti dalla chiesa di Sturla e d’Albaro la comodità di ascoltare la S. Messa specialmente nei giorni festivi.

Pare ch’egli avesse speciale devozione a S. Chiara perché oltre a questa chiesa egli stesso ricostruì quella di S. Chiara a S. Martino d’Albaro, dimora fino ad oggi delle Clarisse. Vi chiamò per uffiziarla certo frate Arsenio de Mezzano dell’Ordine di S. Benedetto. Morto costui il 1 Aprile 1483 il fondatore lo dava ad uffizziare ai PP. Conventuali di S. Francesco di Castelletto di Genova con l’obbligo di celebrarvi ogni giorno la S. Messa, eleggendone cappellano perpetuo il magnifico fra Bartolomeo Lomellini. Ma la soverchia lontananza di questa chiesa, dal Convento di Castelletto, rendevano gravoso ai frati di recarvisi ogni giorno e quindi trascuravano l’uffiziatura, sicché il Fattinanti revocò la nomina del frate Lomellino ma poscia, nel 1487, 16 ottobre la riconvalida e nel 1502 4 marzo il Lomellino rimetteva di nuovo la chiesa ai frati Conventuali che la tennero fino al 1562 come vedremo. Nel frattempo al pio disegno del fondatore si associò anche sua moglie Battistina figlia di Barnaba Di Marco la quale con testamento dell’11 Dicembre 1513 legava quattro luoghi del banco di S. Giorgio alla chiesa di S. Chiara, il cui reddito si doveva pagare annualmente al suddetto rev. Bartolomeo Lomellino (qui ad praesens curam et regimen habe dictae ecclesie) e morto lui, al Cappellano che celebrerà la detta chiesa; e ciò a suffragio delle anime dei detti Susanna, Paricle e di essa testatrice. Abitualmente vi dimoravano un frate e un laico. Nel 1521 vi troviamo in qualità di Cappellano frate Paolo Caprisi. La cosa però non andò a lungo, poiché la chiesa andò deperendo e i frati l’abbandonarono, lasciandola per un certo tempo priva di culto. Nel 1562 essi dichiaravano che “L’Oratorio e Chiesuola De lo cavo De S. Chiara affatto cadente e la casetta di poco valore hanno bisogno di grandi riparazioni e il giardino è pressoché ridotto a prato”. Le rendite erano quanto mai scarse, poi ché è vero che il Fattinanti aveva legato sette luoghi di S. Giorgio alla chiesa ma ne aveva lasciata usufruttuaria suor Bartolomea Spinola, monaca in S. Leonardi di Carignano, e questa viveva tutt’ora. Date queste poco floride condizioni, i francescani ben volentieri cedettero chiesa e annessi al Rev. Gio.Battista Lomellino, il quale l’avea chiesti a nome del nascente Collegio dei PP. Gesuiti di Genova. Il contratto di cessione fu stipulato nel convento di S. Francesco di Castelletto il 16 Aprile 1562, ratificato dalla S. Sede il 23 Luglio successivo. Il vice Rettore del detto Collegio P. Gerolamo Galvanello il 29 Settembre dello stesso anno si si recava alla chiesa di S. Chiara e alla presenza del Notaro e di due testimoni prendeva reale possesso della chiesa, baciando l’altare, suonando la campana, e dalla piccola casa e dall’orto con altre formalità dell’uso; e di tutto rogava l’atto del Notaro. I Gesuiti ripresero a uffiziare la chiesa colla S. Messa quotidiana, ristorarono lo stabile e, secondi il Vigna, ampliarono alquanto la casa stessa. Ingrandirono pure la villa, acquistando tre pezzi di terreno dai vicini proprietari, cioè, uno nel 1578 dai fratelli Nicolò, Francesco e Luca Gattorno per Lire 30; un altro nel 1579 dagli stessi per Lire 350 e un terzo fu loro donato dal Patrizio Giannotto Lomellino (Doge di Genova nel 1571-1573) e probabilmente fratello di del suddetto prete Giov.Biattista procuratore dei Gesuiti nell’acquisto del locale.