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Lo spirito di carità che è l’anima della religione si dimostra specialmente nelle grandi calamità che affliggono la povera umanità. Così nella grande guerra europea le Monache di S. Chiara diedero prova di quella carità che ardeva nei loro cuori, giacché nel desiderio di giovare la patria, oltre che colla preghiera prestarono gratuitamente l’opera loro per tuta la durata della guerra, confezionando indumenti per i fratelli combattenti o degenti in ospedali. Chi lavorava di maglia, chi di biancheria, chi di calzoleria, e lavoravano assiduamente, tanto nei giorni feriali che festivi, intrecciavano la preghiera propiziatoria al caritativo lavoro. Alcune di esse offersero la propria vita alla giustizia Divina, onde accelerare sull’Italia la sospirata pace e parve che il Signore avesse abbassato il suo sguardo di compiacenza sull’umili offerte, poiché nel 1917 la prima vittima offertasi, consumò il suo sacrificio; altre quattro lo compirono nel 1918. Queste monache vivevano la semplicità intelligente che discerne naturalmente il migliore e il vero passo della vita religiosa, pregando e lavorando nell’umiltà e nel nascondimento. Colla preghiera e il sorriso sulle labbra, compivano i più umili e bassi lavori del Monastero, con fortezza d’animo e unite a un delicato sentimento di gratitudine. Col sorriso dei Santi sulle labbra. Pertanto la Provvidenza Divina che aveva sempre protetto questa Comunità largheggiò più che mai di grazie spirituali e temporali, in questo luttuoso tempo, di modo che le Religiose se non ebbero a soffrire molestia alcuna e non lasciò loro mai mancare il necessario della vita. Proclamato l’armistizio il 4 Novembre 1918 e ritornata la calma, la Comunità delle suore Agostiniane riprese la sua vita tranquilla, sempre sotto gli influssi della Divina liberalità.


Fiori di Santità: Sr. Maria Rosa Ronco

È giusto e doveroso che la memoria di questa suora, Priora per ben 32 anni, vada perpetuandosi in queste pagine, a conforto delle Monache state sue fortunate figlie e ad ammaestramento di quanti leggeranno questi scritti, giacché come dice la S. Scrittura “la vita dei giusti è scuola agli altri”. Nacque il 22 Maggio 1858 in Genova da Maddalena Carenzo e Giacomo Ronco e fu la quarta dei quindici figli che allietarono quel focolare domestico: fu rigenerata nelle acque battesimali alla Parrocchia di N.S. della Consolazione e le fu imposto il nome di Antonietta. Di natura ardente, aperta, vivacissima, ma docile e pieghevole, si studiava fin da bambina di modellarsi sugli avvisi della madre sua, donna di tempra antica, a cui si potrebbe appropriare l’elogio che il sapiente Re intesse alla propria genitrice. Difatti benché madre 15 volte non tralasciò mai d’ascoltare la S. Messa nei giorni di precetto, senza trascurare il benché minimo dei suoi doveri. A questa scuola la piccola Antonietta, o Gilda, come amavano chiamarla, imparò ben presto a formarsi una donnina seria, schiva di tutte le leziosaggini femminili, aiutava la madre sua nelle faccende domestiche e negli atti di carità verso i poverelli. Leggendo la vita dei Santi, si accendeva il desiderio di imitarli e perciò spesso dormiva sulla nuda terra, oppure nascondeva sotto le lenzuola pezzi di legno per tormentarsi. Mangiava sempre pane raffermo, per consumarne meno e darne il relativo risparmio ai poveri. Avendo una sua cugina molto pia, datole da leggere l’opuscolo del Ven. Giuseppe Frassinetti “I pregi della Verginità”, si innamorò così di questa virtù che stabilì fin da allora di dedicarsi unicamente al servizio di Dio, all’ombra del chiostro. Finalmente raggiunta appena l’età di ventun’anno, la mattina del 22 Maggio 1879, Gilda se ne andò nella camera dei genitori, si inginocchiò dal loro letto e chiese la loro benedizione, manifestando loro la sua ferma e decisa volontà di entrare quel giorno stesso nel Monastero delle Agostiniane, situato allora sulle alture di S. Rocco in Salita Granarolo. Questo passo fu la vittoria che coronò la lunga e dolorosa lotta col padre, il quale partita che fu essa pel chiostro, per vent’anni si rifiutò di recarsi a visitarla. Ma essa coraggiosa e generosa sopportò anche questa atroce pena, con piena rassegnazione, benché ne soffrisse molto il suo tenerissimo cuore di figlia. Le religiose all’entrata di questa eletta giovane, si accorsero presto dei doni di grazia che essa aveva, perciò il 15 Ottobre 1879 l’ammisero con unanimità di voti alla Vestizione del S. Abito religioso, imponendole il nome di Suor Maria Rosa. A soli 28 anni le fu affidata la carica importante di Maestra delle Novizie, in cui spiegò attitudine non comune, emergendo per bontà, mansuetudine, spirito di sacrificio e costante eguaglianza di umore, adattandosi alla varietà di temperamenti e procurando di precedere le sue novizie coll’esempio nella regolare osservanza. Soddisfatta e ammirata la Comunità, a 38 anni, l’elesse a Madre Priora per ben 32 anni confermandola e fu specialmente nel disimpegno di questo ufficio che lampeggiarono le sue virtù e le sue rare doti di mente e di cuore. Diede nuovo impulso alla Comunità, trasferendola dal ristretto Monastero di S. Rocco in quello di S. Chiara, restaurandone la chiesa, nonostante contrasti e gravi sacrifici. Sempre pronta al sacrificio, sempre dimentica di sé, non guardava né al tempo, né a fatica, pur di sollevare le sue figlie, di cui s’era guadagnata la più alta stima e il più intenso affetto. La sua cella sembrava un confessionale: si entrava turbate e se ne usciva rasserenate, perché la buona Madre sapeva abilmente aprire i cuori e porgere parole d’incoraggiamento, di luce, di carità, ed ognuna poteva credersi la sua preferita. Amava ripetere: “Confidiamo in Dio, che a misura della confidenza, viene la Provvidenza”. Era di impareggiabile obbedienza, osservava e cercava di far osservare scrupolosamente gli Ordini dei Superiori e ripeteva di sovente “Senza ubbidienza, non saremo mai vere religiose, ma fantasmi di religiose”. Viveva abitualmente di preghiera, con prontezza e viva fede, facendo attenzione alla Divina ispirazione; Gesù Sacramentato era soprattutto il respiro della sua anima, il palpito del suo cuore. Inculcava a quanti poteva questa vita di sacrificio in unione a Gesù vittima. Animata da zelo ardente per la salvezza delle anime, non tralasciava occasione di raccomandare la preghiera, i piccoli e costosi sacrifici, per la salvezza dei peccatori. Avvezza com’era a vivere sotto lo sguardo di Dio, era compenetrata profondamente della Sua paterna bontà, della Sua misericordia, della Sua liberalità divina e non cessava di ringraziarlo anche per quelli che non vi pensano e vivono dimentichi e ingrati a tanto benefattore. Il 3 Ottobre 1928 alle ore 23, spiccò il volo verso l’eternità, contava 70 anni di età di cui 49 passati in religione nella costante pratica di tutte le virtù. Il Rev.do Canonico attesta di lei quanto segue: “Io solevo qualificarla nelle mie note con questo solo nome: Anima Santa… Aveva fatto il voto di vittima del Sacro Cuore. L’umiltà è la pietra di paragone della santità e quanto più un’anima è santa tanto più è umile. Sono intimamente convinto che Ella partendo da questa terra sia senz’altro volata al Cielo e spesso mi raccomando alla sua intercessione e ne provo grande aiuto. Preghiamo che se ne inizi la causa di beatificazione e che un giorno possiamo venerarla sugli altari”.

 

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