Avviene spesso che comunità religiose, anche se fiorentissime, abbiano origini assai umili e al tutto diverse da quello stato di perfezione in cui si trovano al presente.

Il Monastero delle Agostiniane di San Sebastiano fu in origine un conservatorio di fanciulle, fondato nel 1463 e solo dopo il 1504 prese forma di comunità religiosa. Il Monastero delle Agostiniane di Capo Santa Chiara, che al principio si chiamò di Santa Maddalena delle convertite, nacque nel secolo XVI e fu un frutto di quella Confraternita del Divino Amore che produsse pure tante altre insigni opere di cristiana pietà a Genova e altrove. Questa Confraternita del Divino Amore fu istituita in Genova l’anno 1497 da quel genio incomparabile di carità che fu Ettore Vernazza, unito ai compagni G.B. Salvago, Lomellino, Grimaldi a cui poi si aggiunsero molti altri. Da Genova si diffuse per raggiungere molte altre città d’Italia e di fuori, seminando ovunque le più belle opere di carità a pro di ogni genere di infelici e formò uno dei più solidi fondamenti di quella riforma cattolica e rinascenza cristiana che salvò la società da quella profonda decadenza in cui era allora precipitata. L’opera delle convertite avrà lo scopo di ritirare in un monastero, posto sotto il patrocinio di S. Maddalena penitente, quelle donne che da colpa si convertivano ad una vita di penitenza. Notiamo che esso era non già un ricovero qualunque, ma una vera comunità religiosa di clausura sotto la Regola di S. Agostino che allora era la più fiorente. Non si ricevevano che quelle persone che avessero dato prova di vera penitenza in una qualche casa di ritiro e mostrassero di avere vera vocazione e spirito religioso. Fu eretta nell’anno 1516 in cui Ettore Vernazza e i suoi compagni, sopranominati, compravano da certo Antonio Grigiotto una casa posta a Piccapietra accanto all’Ospedale degli Incurabili e Gaspare Lercaro donava loro il terreno attiguo, sul quale poi si prolungò il fabbricato, ossia monastero. I pii fondatori confratelli della compagnia del Divino Amore assistevano con amorevole cura l’opera iniziata e provvedevano ai suoi bisogni. Stante il segreto impenetrabile con cui la compagnia copriva tutte le sue opere buone è difficile conoscere la portata di quell’assistenza, ma tra le altre prove, dagli scritti della Ven. Battistina Vernazza, figlia di Ettore, sappiamo che dopo la morte del padre (+ 1524) i confratelli si adunarono sotto la direzione di un sacerdote confidente dei disegni di Ettore e trattavano di grandi bisogni che avevano le loro opere. Dio benedisse i nobili sforzi dei fondatori e l’opera prese grande sviluppo, sicché nel 1546 troviamo nel Monastero di S. Maddalena, insieme alla Priora sr. Francisca De Ferrari, altre 39 monache professe oltre 6 che si trovavano fuori dal monastero. Esse si erano adunate per trattare l’ingrandimento del monastero, opera divenuta necessaria, dato lo sviluppo della comunità. Il giorno 30 Giugno stipulavano con i Priori della Casaccia di S. Andrea, loro confinante, una convenzione per la quale le monache erano autorizzate a protrarre la costruzione del monastero fino al muro di cinta della piazza della Casaccia, innalzando sopra di esso un piano, rifatto a loro spese. Esse si obbligavano a non mai alzare il fabbricato oltre quell’altezza ed i confratelli della Casaccia a non aprire finestre verso il monastero, qualora alzassero il muro. L’atto era rogato dal notaio Francesco Franzone alle grate del monastero, con l’approvazione del Vicario Arcivescovile Nicolò Pinelli. Il fabbricato riuscì nella forma rettangolare. Ormai l’opera aveva preso consistenza, molti benefattori vennero in suo soccorso perché potesse progredire nel cammino iniziato.