Sei anni dimorarono le nostre suore a S. Sebastiano e benché nel frattempo più volte tentassero procacciarsi altrove una casa propria, la Provvidenza non volle che la trovassero, perché preparava per esse una soluzione più conveniente ai loro mezzi finanziari. Nel 1872 dovea scomparire il Monastero di S. Sebastiano, demolito per l’apertura di Via Roma, e il Municipio accordava alle religiose che l’abitavano un’indennità che fu divisa in cagione di Lire 45.000 alle suore di S. Sebastiano e 50.000 alle nostre di S. Ignazio.

Colle quali somme le prime si costruirono il nuovo monastero di S. Sebastiano presso S: Gerolamo sopra Castelletto, e le altre acquistarono un locale presso S. Rocco di Granarolo, proprietà del Sig. Antonio Rossi. L’atto fi stipulato il 19 febbraio 1872 e il 26 marzo successivo, dietro ordine dell’Arcivescovo Magnasco, due suore coriste ed una conversa si recarono a prendere possesso e vigilare i lavori di adattamento. Terminati questi il 10 luglio dello stesso anno, vi si trasferivano tutte le altre religiose. L’intera Comunità constava di sette coriste e tre converse, avendo due coriste preferito passare alla Comunità di S. Sebastiano, un’altra alle Clarisse di S. Martino d’Albaro, ed una conversa alle Agostiniane di Varese, non essendo disposte ad abbracciare la vita perfetta di comunità che si voleva introdurre nel Monastero di S. Rocco. Ciò si verificò appunto il 7 Agosto successivo, nel quale giorno l’Arcivescovo Magnasco si recava al novello Monastero e, dopo eletta Priora sr. Giuseppa Teresa Cerutti, richiese il consenso della Comunità per la progettata riforma e tutte risposero che ben volentieri abbracciavano la perfetta vita comune e con moto spontaneo consegnarono alla nuova Priora quanto tenevano presso di sé. Così il piccolo drappello di anime generose, ricostituita l’antica Comunità delle Agostiniane, con rinnovato fervore iniziava un nuovo periodo della sua lunga vita religiosa. Nel 1876 lo stesso deliberava di vivere in clausura, deliberazione che era valevole per soli tre anni secondo le disposizioni date allora dalla S. Sede: deliberazione che poi sempre rinnovò a pieni voti, finché venne perfetta perpetua; quanto era grande il fervore religioso della nuova Comunità, altrettanto era difettoso il locale che l’albergava: ristretto e privo degli ambienti necessari per il buon andamento della Comunità e della religiosa osservanza. Si era pensato di ampliarlo ma il nuovo tronco della via di circonvallazione a monte progettato dal Municipio, togliendo una parte dell’area, lo rese inattuabile. Per questo motivo e in vista altresì della progettata incorporazione delle Agostiniane di Rapallo al nostro Monastero, si pensò di cercare altro più conveniente asilo, e questo si trovò nel 1899 nell’attuale Monastero di Capo S. Chiara a Sturla.