Già abbiamo detto che in seguito alla legge di soppressione del 1798 le Agostiniane dovevano sgombrare da S. Ignazio, che veniva assegnato alle Francescane, per essere forse trasferite in S. Sebastiano.

Ma il progetto non ebbe esecuzione e le nostre suore restarono in S. Ignazio, accogliendo però con sé le Benedettine del soppresso monastero di S. Marta. È interessante a questo proposito la seguente supplica esposta dalle Agostiniane al Governo democratico nel 1799: “Cittadini Direttori, le cittadine monache di S. Maria Maddalena e S. Ignazio, piene di fiducia nella proclamata Vostra Giustizia, si producono innanzi a Voi. La dichiarazione Vostra, emanata in conseguenza della legge, ha pronunziata la loro traslocazione. Cittadini Direttori Voi siete giusti. Le cittadine monache esponenti rassegnano alla religiosità Vostra il titolo oneroso per cui esistono collocate nel monastero da esse attualmente occupato. Sono appena compiti sei anni che dal estinto Senato, hanno fatto compra le cittadine medesime petizionarie del monastero medesimo: un largo sborso di contanti, le spese da esse sofferte per migliorare il monastero, hanno poco meno che esauste le principali loro risorse. Dipendentemente a questo contratto il destituito Governo ha promesso loro in nome pubblico una perpetua evizione. Cittadini Direttori per voi è sacra la santità dei Contratti, la Vostra rettitudine, la giusta Democrazia, anche nel caso di una pubblica misura presinde, fuori del caso di una necessità da ciò che riguarda titoli onerosi e dipendenti da qualche contratto “ultro citroque” obbligatorio… Le cittadine monache hanno sperato dalla Vostra umanità anche perché contro le Vostre rette intenzioni sarebbero private dell’aria per esse più salubre; e perché le Francescane che non potessero aver luogo nel monastero di S. Silvestro e S. Maria in Passione, difficilmente potrebbero contenersi nel ristretto monastero di Maria Maddalena e più comodamente verrebbero destinate nel vasto monastero delle Grazie, combinandosi quelle di S. Maria Maddalena con le Benedettine di S. Marta. Cittadini Direttori la Vostra giustizia ed umanità fa sperare alle cittadine esponenti che potendosi eseguire la pubblica Volontà senza la loro traslocazione e concorrendo per esse un titolo oneroso di pagamento Vi compiacerete di accogliere le loro rimostranze e saranno esaudite nella petizione che umilmente rassegnano alla Vostra giustizia”. Salute e rispetto. Sr. Teresa Maddalena Fontana Madre Priora del Monastero di S. Maria Maddalena e S. Ignazio”. La supplica fu accolta, sicché le Agostiniane restarono a S. Ignazio accogliendovi pure le Benedettine di S. Marta. Queste vi fecero il loro ingresso il giorno 15 marzo 1799, in numero di 25; i nomi con vari altri dati sono in un documento ufficiale che si conserva nell’Archivio Arcivescovile. È del 1803-1806. E qui facciamo un passo indietro per parlare delle antiche vicende di S. Marta riassumendo ciò che scrisse il P. Persoglio nella rett. Rel. 1889. Nel luogo ove ora si trova la chiesa di S. Marta, presso l’Acquasola, anticamente era una chiesa dedicata a S. Germano, eretta secondo alcuni nel 1113, data che si legge tutt’ora sulla facciata della chiesa odierna. Quella chiesa nel 1234 fu data ai frati Umiliati (congregazione fondata a S. Giovanni di Meda in Lombardia) che già avevano eretta nel 1228 altra chiesa col titolo di S. Marta, là dove ora sorge il magnifico tempio della Ss. Annunziata del Vastato. S. Marta era la protettrice degli Umiliati perché questi, come essa, avevano scelto di preferenza una vita attiva dedicandosi specialmente alla confezione dei panni. Tuttavia essi non mutarono il titolo alla chiesa di S. Germano al loro stabilirsi in essa. Vi eressero un monastero per uomini ed un altro per donne della stessa regola. Queste vi rimasero fino al 1507 quando, essendo rimaste in tre, il Vicario Arcivescovile vi trasferì le loro consorelle, le Umiliate di S. Marta del Guastato con la loro superiora Ministra Catterina de Franchi Sacco. Nello stesso anno furono pure concentrate in questo monastero le Cistercensi di S. Pietro di Coronata in Polcevera, in numero di quattro con la loro Badessa Maddalena Gentile; Papa Giulio II con Bolla del 20 dicembre 1507 confermava la triplice unione. Le monache intrapresero allora l’erezione della nuova chiesa, che fu finita nel 1513, secondo una lapide ricordata dal P. Olivieri e che dedicarono a S. Marta, cosicché andò in dimenticanza S. Germano. Papa Leone X soppresse in questo monastero la regola degli Umiliati, ed impose come più utile alle suore quella dell’Ordine Benedettino di Monte Cassino, facendo venire dal monastero di Lombardia alcune religiose Benedettine per istruire nella nuova regola le suore già Umiliate ivi esistenti. Fecero la nuova professione nelle mani dell’Abate Benedettino del vicino monastero di S. Caterina di Luccoli il 2 luglio 1518 Nel 1570 Pio V sopprimeva l’Ordine degli Umiliati, i quali cessarono perciò di esistere in S. Marta restandovi solo le suore, già trasformate in Benedettine. Questo monastero prese grande sviluppo e prosperò per quasi tre secoli. Nel 1798 fu soppresso, come già si accennò. Le suore furono in numero di 25, concentrate in S. Ignazio con le Agostiniane. La chiesa fu chiusa e ridotta a magazzino militare e il monastero in parte ceduto all’Ospedale di Pammatone, in parte venduto a privati che lo ridussero ad abitazione. La chiesa però si riaprì il 26 giugno 1826 quando fu donata dal re Carlo Felice all’Arcivescovo Lambruschini, il quale la cedeva il giorno 27 giugno alla Congregazione degli Operai Evangelici Franzoniani che l’ufficiano tutt’ora. Delle bellezze artistiche di questa chiesa parlano a lungo vari scrittori d’arte a cui rimettiamo il lettore per non dilungare troppo. P. Persoglio parla pure di varie religiose di straordinaria virtù vissute in S. Marta, come pure del Beato Raineri dell’Ordine degli Umiliati, il cui corpo vi si conservò sino alla soppressione della chiesa.