Lo spirito di carità che è l’anima della religione si dimostra specialmente nelle grandi calamità che affliggono la povera umanità. Così nella grande guerra europea le Monache di S. Chiara diedero prova di quella carità che ardeva nei loro cuori, giacché nel desiderio di giovare la patria, oltre che colla preghiera prestarono gratuitamente l’opera loro per tuta la durata della guerra, confezionando indumenti per i fratelli combattenti o degenti in ospedali. Chi lavorava di maglia, chi di biancheria, chi di calzoleria, e lavoravano assiduamente, tanto nei giorni feriali che festivi, intrecciavano la preghiera propiziatoria al caritativo lavoro. Alcune di esse offersero la propria vita alla giustizia Divina, onde accelerare sull’Italia la sospirata pace e parve che il Signore avesse abbassato il suo sguardo di compiacenza sull’umili offerte, poiché nel 1917 la prima vittima offertasi, consumò il suo sacrificio; altre quattro lo compirono nel 1918. Queste monache vivevano la semplicità intelligente che discerne naturalmente il migliore e il vero passo della vita religiosa, pregando e lavorando nell’umiltà e nel nascondimento. Colla preghiera e il sorriso sulle labbra, compivano i più umili e bassi lavori del Monastero, con fortezza d’animo e unite a un delicato sentimento di gratitudine. Col sorriso dei Santi sulle labbra. Pertanto la Provvidenza Divina che aveva sempre protetto questa Comunità largheggiò più che mai di grazie spirituali e temporali, in questo luttuoso tempo, di modo che le Religiose se non ebbero a soffrire molestia alcuna e non lasciò loro mai mancare il necessario della vita. Proclamato l’armistizio il 4 Novembre 1918 e ritornata la calma, la Comunità delle suore Agostiniane riprese la sua vita tranquilla, sempre sotto gli influssi della Divina liberalità.